ComaCose / Rave alle Colonne

Ve lo ricordate quand’è stata la prima volta in cui avete scoperto la Musica? Rapida, quasi impalpabile, nasce una sensazione di spaesamento, che lascia la bocca semiaperta di fronte alla meraviglia: qualcosa che neppure pensavate esistesse, tutto d’un tratto diventa reale, ed ecco che si crea un ricordo che la memoria tiene caro per sempre.

Per me fu Lucio Battisti: doveva essere una sera di fine luglio, di quelle in cui la calura non s’arrende neppure all’arrivo del buio, le cicale rumoreggiano tra tronchi lontani al profumo di resina e sciami di lucciole si rincorrono per gioco, in un’atmosfera di cui facilmente un bambino s’innamora. Vedo genitori e amici di famiglia prendere posto intorno a un tavolo puntellato di calici vuoti e posacenere colmi, qualcuno estrae una chitarra, tanti altri si schiariscono la gola e un tacito assenso dà il via a dita e voci: - Che cosa fanno? – domando a mia sorella, - Musica, - mi risponde. Ecco fatto.

Le cantate con gli amici di famiglia si ripeterono lungo tutta l’estate, e si riproposero anche dopo a colorare altre cene, compleanni, matrimoni e partite dell’Italia viste in gruppo su televisori troppo piccoli. Come se avessimo stipulato un patto, per diversi anni ascoltai Battisti solo in compagnia di qualcuno, se non c’era la chitarra un mangianastri serviva allo scopo nei lunghi viaggi tra strade costiere e Autogrill, a casa il vinile, più tardi gli speaker di amici sempre organizzatissimi.

Pochi giorni fa m’informano di un improvvisato “rave alle colonne con i Coma_Cose”, qualcuno ha promesso di portare birre e chitarre per cantare Lucio Battisti. Non potevo mica perdermelo, vi pare? Al mio arrivo trovo un centinaio di persone, fanno cerchio intorno a Fausto e California, cantano “La canzone del Sole” e mi trovo così ad un nuovo appuntamento con Battisti, che ancora una volta chiede di essere cantato da più voci. Sabato pomeriggio, con i tanti appassionati, abbiamo rispolverato un repertorio di note e parole conosciuto da tutti, i Coma_Cose hanno aggiunto un paio delle loro strofe in acustico per poi tornare a Lucio, così, per quasi tre ore di musica condivisa, al termine delle quali ognuno è andato per la propria strada, con un senso d’appartenenza in più che alleggerisce un po’ lo spirito.

Sulla via del ritorno verso casa mi sono chiesto se anche a qualcun altro quella fetta di pomeriggio avesse rievocato gioie d’infanzia, se avesse dato la sensazione di tornare bambini. Di una cosa però ero sicuro: se la Musica è ormai una vecchia amica e lo spaesamento della scoperta già superato, la meraviglia, quella che ti lascia a bocca aperta, non se n’è mai andata. L’ho rincontrata sabato alle Colonne, cantavano i Coma Cose.

Coma_Cose / Inverno Ticinese

- Dì, li hai sentiti i Coma Cose? - Come, cosa? - Sono un duo. Lui, Fausto Lama, uno che da sempre vive la musica a 360 gradi. Lei, California, capelli rasati e tanta attitudine per dare vita ad una magica ricetta. E in effetti di magia si tratta: quella delle piccole cose che si radunano su una pupilla affascinata da un mondo inesplorato, che si guarda attorno e chiede: “Milano sì…Provincia di?” Tradurre questa curiosità in note e parole è stato il passo successivo, niente più che scoprire il mare e voler imparare a nuotare. Sul bagnasciuga della Darsena restano le impronte del Rap e del Cantautorato, ma per scoprire di più tocca tuffarsi. Allora riconoscerai gli incastri raffinati, la metrica attenta, quel genere di punchline che fluttua sull'onda del Groove dei Mamakass, intuendo che ogni pezzo sarà diverso dal precedente e vibrando nell'attesa di sentire cosa s’inventeranno per il successivo. Ti farà piacere sapere che no, non ci riuscirai, perché probabilmente non lo sanno nemmeno loro. Allora non ti resta che fidarti delle tue cuffiette, ti porteranno in Jugoslavia, nel Deserto, al freddo di un Inverno Ticinese. Non ci stai capendo nulla? Allora sei pronto al viaggio.

Ketama 126 / Giovane & Selvaggio

Michelangelo e Firenze, Pamuk ed Istanbul, Sinatra e New York. Comunque si esprima, dovunque si muova, l’artista non riesce a non portare con sé la città dove ha coltivato progetti e sogni, rotti e riaggiustati nella lotta continua per tradurli in realtà. Ketama 126 e Roma. Roma capitale, Roma metropoli, ma per chi ci è nato e cresciuto è soprattutto Roma quartiere, Trastevere, con la sua piazzetta e una scala da cui ha avuto inizio la conquista della scena. Un passo alla volta, il primo si stacca dal rione, l’ultimo approda alla Dolce Vita, nel mezzo 126 gradini di sudore e sacrificio, con il supporto degli amici di sempre e il talento per quest’arte che a volte permette di salire di due in due. Ma Ketama ha già cancellato qualsiasi confine: nei pezzi ci sono sì i nomi delle vie, lo slang, l’atmosfera locale, ma subito questi diventano pretesto per parlare a un pubblico che non ha cittadinanza, un pubblico che condivide emozioni, che riconosce il flow quando l’onda si avvicina al porto. Ketama 126 gioca sul beat, infila rime come anelli di una collana, alcuni pregiati, altri taglienti e intenzionalmente grezzi, sporchi perché lo si stia a sentire dal suo centoventiseiesimo gradino. Dopo i Colle, dopo Gemitaiz, Noyz e Chicoria, un altro rapper parla a Roma guardandola dall’alto, le altre città stanno già tendendo l’orecchio.

Frenetik&Orang3 / ZeroSei

Una parola può riassumere una città? Difficile. Un numero? Uno solo non basta, ma due servono allo scopo: "Zero Sei". Il prefisso telefonico, quel timbro che anticipa ogni comunicazione da e verso Roma, una coppia di numeri che descrive centralini, chiacchierate fino a tarda notte, litigi, appuntamenti, offerte di lavoro accettate o respinte, tutte quelle storie che una voce può raccontare a un’altra. Questo l’intento di Frenetik&Orang3, mettere in comunicazione pubblico e città attraverso le parole di chi c’è nato e cresciuto, scattare una foto che ritragga un periodo così ricco e peculiare dal punto di vista artistico. “Dopo più di dieci anni di musica con Orang3 abbiamo deciso di produrre quest’album insieme. Perché? Semplicemente era il momento perfetto.” Frenetik si riferisce alla rinascita della scena romana, mai sopita ma che vive ora di linfa nuova, in un contesto di varietà musicale incredibile, fatto di Rap come di Cantautorato, della Scuola che ha segnato il genere e di quella che promette di farlo in futuro. I nomi che vi accompagneranno alla scoperta della città sono dunque quelli dei vecchi amici che hanno fatto parte della storia di Frenetik, Orang3 e di Roma stessa, oltre a quelli dei nuovi, che già stanno contribuendo a ridisegnarne il volto. Frutto delle collaborazioni è un disco che può disinteressarsi dei trend, per mirare invece a un obiettivo più alto: produrre musica che resti, di quella caratura che sopravvive al tempo.

Frenetik&Orang3 / Interrail

“Eccoci, siamo pronti. Come potremmo dirlo diversamente? Questo è il primo passo di un viaggio che si chiama Zero Sei, e non avremmo potuto scegliere compagni d’avventura migliori. In Interrail Carl Brave e Franco126 hanno portato la romanità su un beat che sposa Rap a Cantautorato, uno SpaceHop di sonorità urban e strumenti che i ragazzi hanno fatto proprio nel migliore dei modi. Torniamo ora da Berlino e Londra, vi aspettiamo fuori al gate.”